Batteri contro antibiotici

In un lungo articolo dal titolo “Il nemico dentro”, sull’ultimo numero de Le Scienze, Maryn McKenna traccia uno scenario inquietante sulla guerra in corso tra batteri e antibiotici. Il rischio è che il delicato equilibrio, messo in moto nel 1928 con la scoperta della penicillina, stia per pendere dalla parte dei batteri. D’altra parte la guerra è impari, perché i batteri impiegano 20 minuti a dar vita a una nuova generazione, mentre ai ricercatori servono decenni per mettere a punto un nuovo farmaco. Per ottant’anni abbiamo assistito a una rincorsa tra batteri, farmaci, batteri resistenti e farmaci più aggressivi, che nella maggior parte dei casi vedeva vincitori questi ultimi. Ora però sta accadendo qualcosa di nuovo: sono stati infatti scoperti alcuni geni (Ndm-1 e Kpc) che rendono i batteri resistenti anche ai carbapenemi, gli antibiotici più potenti ad oggi conosciuti, “la barriera finale che separa le infezioni curabili da quelle non curabili”. Ma la proprietà più preoccupante di questi geni è che possono trasferirsi da un batterio all’altro. I luoghi di coltura di questi batteri sono le terapie intensive degli ospedali dove si fa uso massiccio di antibiotici a largo spettro per proteggere pazienti particolarmente esposti alle infezioni. Nel 2000, in un ospedale di Manhattan 24 pazienti svilupparono infezioni “resistenti”, ne morirono otto. Nel 2007, il 21% dei campioni di Klebsiella (batterio che provoca le tipiche infezioni ospedaliere) raccolti a New York aveva il gene Kpc. Alla fine del 2010, batteri con Kpc avevano fatto ammalare pazienti ospedalizzati in 37 stati federali. L’Oms parla di un problema di “interesse internazionale”. Mentre gli ospedali rivedono i loro protocolli di sicurezza, resta il problema di trovare protezioni efficaci. Missione tutt’altro che facile visto che le case farmaceutiche “senza dirlo esplicitamente” di fatto si stanno tirando indietro: troppo impegnativo creare un farmaco che può essere usato solo fino a quando il batterio non avrà sviluppato una nuova resistenza. Non ne vale la pena.
(Le Scienze)
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