Ospedali low cost

Nell’ospedale Narayana Hrudayalaya di Bangalore, un intervento al cuore costa 2000 dollari contro i 20.000 degli Stati Uniti. Il merito è del dottor Devi Shetty che, come ci spiega Jyothy Karat, inviato di “Le Monde”, ha applicato il fordismo alle operazioni cardiache. Un metodo che democratizza l’accesso alle cure, grazie a una riduzione dei costi e che potrebbe essere applicato anche altrove. I pazienti arrivano dall’Africa, dal Medio Oriente e dall’Asia meridionale. Il primo colloquio spesso è via Skype. I 14 ospedali del gruppo Narayana Hrudayalaya, presenti in 11 città indiane, hanno un giro d’affari di 250 milioni di euro. Il dottor Shetty, che viene considerato un “santo” da molti suoi pazienti, ha optato per interventi a basso costo, non per compassione per i poveri, ma per uno spiccato senso degli affari. La ricetta è razionalizzare tutte le spese. A un secolo da Ford, Shetty ha così ideato le operazioni al cuore “alla catena”. I 29 chirurghi dello stabilimento di Bangalore operano a ritmo di 70 ore alla settimana. “Più un chirurgo pratica, più migliora”, spiega Shetty.
Conclusa la fase degli interventi, il dottor Shetty passa al metodo Toyota, cioè alla qualità totale: “Nel mio ospedale, voglio che l’infermiere sia in grado di dire al chirurgo di cambiare i guanti se sono sporchi”. Le strutture beneficiano anche di sofisticati sistemi informatici. Più di 53.000 pazienti sono stati curati con la telemedicina. Nel prossimo ospedale, in costruzione a Mysore, a 150 km da Bangalore, i 300 posti letti saranno situati tutti su un unico piano, per evitare l’uso di ascensori, e non ci sarà l’aria condizionata, che tra l’altro favorisce l’aumento delle malattie nosocomiali, ma solo un sistema di ventilazione naturale. Il gruppo prevede di investire 830 milioni di euro nella costruzione di 100 nuovi ospedali “low cost”. Intanto ha investito nella costruzione di un ospedale nelle Cayman per i pazienti dei Caraibi, altri sono in programma in Etiopia e nei paesi dell’Est. Il dottor Shetty per ora va dove può. La corporazione dei medici è infatti ancora molto chiusa e non è facile proporre modelli nuovi. Parte del successo dell’impero Narayana Hrudayalaya è anche legato a una medicina pubblica allo sfascio, dove mancano medici e farmaci e i pazienti devono aspettare mesi per un intervento. Per ora il dottor Shetty ha coronato il suo sogno: un ospedale privato che non sia riservato ai ricchi, dove arrivano persone con l’autista e altre coi carretti. Dalla Gran Bretagna sono già arrivati a chiedere qualche consiglio. Intanto il suo ospedale è già diventato oggetto di studio alla Harvard Business School.
(Le monde)

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