pronto soccorso

Sono le 8:05 di lunedì mattina quando il dottor Wilson risponde al telefono rosso, una linea dedicata, usata dal servizio ambulanze. Sta arrivando un’emergenza: “92enne, frattura al collo del femore sinistro”. Alle 8.26 la paziente arriva, tre ore dopo viene consegnata in mano ai chirurghi di ortopedia per essere operata immediatamente così da avere il massimo delle possibilità di tornare a camminare. A raccontare una giornata qualsiasi al pronto soccorso di Bredford è Denis Campbell, giornalista del “Guardian”.

Dei 403 pazienti visti quel giorno, 106 hanno meno di 18 anni, 32 più di 77.

Anche nel Regno Unito i pronto soccorso sono in crisi. I rappresentanti dei medici parlano di “zone di guerra”, la commissione del Sistema sanitario nazionale parla di un servizio “fuori controllo”.

Una delle ragioni del sovraffollamento è l’afflusso di pazienti che non dovrebbero essere lì. Wilson racconta di una donna arrivata in ambulanza per fare un test di gravidanza o di giovani con problemi di infezione alle unghie finte.

Il dottor Wilson ha notato anche un cambiamento generazionale: pare che i giovani si precipitino per qualsiasi cosa, c’è un’aspettativa di salute h24, sette giorni su sette; vanno al pronto soccorso come vanno al McDonald’s a mezzanotte se gli viene fame; mentre giusto qualche giorno fa si è presentato un ultrasettantenne per una frattura già vecchia di tre mesi. Alla domanda sul perché avesse aspettato tanto ha risposto che sperava migliorasse.

Il pronto soccorso di Bradford ha visto aumentare i pazienti del 19%, in linea con l’andamento nazionale. Paradossalmente questo sarebbe un effetto dell’obiettivo “quattro ore”. Fino al 2004 le persone trascorrevano ore e ore al pronto soccorso e questo, in qualche modo, faceva da filtro. Oggi molti vanno al pronto soccorso per non aspettare di avere un appuntamento dal medico di base. Un 3% è costituito da tossicodipendenti e alcolizzati, spesso homeless, che portano via parecchio tempo e energie perché presentano situazioni complicate. Poi c’è il problema degli anziani. Se in passato l’età era discriminante, oggi un 85enne con un infarto viene spedito a Leeds per un’angioplastica. Una buona cosa, ma estremamente dispendiosa e sicuramente non sostenibile.

Comunque dei 403 pazienti di lunedì, 398 sono stati “trattati” entro le quattro ore. Nell’ora di punta c’erano 70 persone.

(guardian.co.uk)

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