In Francia alle mail si risponde. E in Italia no

Pubblichiamo una mail inviataci da una nostra amica, Francesca Barca, che si è trasferita in Francia.

In Francia alle mail si risponde. E in Italia no. Ti rispondono alle mail i professori delle università, ti rispondono i giornali, ti rispondo agli annunci di lavoro. Anche solo per dire no.

Per questo penso che se iniziassimo, sistematicamente, a rispondere alle mail il nostro paese andrebbe meglio. Non so dove, ma andrebbe meglio. Un esempio: l’ultima dichiarazione dei redditi che ho fatto ho pagato troppo. Avendo la tessera da giornalista avevo diritto a uno sgravio. Non lo sapevo. Quindi l’errore era mio. Ho scritto qualche mail (non fax, non raccomandate), rompendo un minimo le scatole ed è bastato che inviassi i miei documenti scannerizzati per avere il rimborso entro un mese. Con un assegno via posta.

In Italia per avere i rimborsi passano due anni. E se nel frattempo hai cambiato lavoro il sistema si inceppa perché non sanno dove farti l’accredito (te lo farebbero in busta paga, ma ora che le persone non hanno il posto fisso, o che lo perdono… ) per cui rischi di perderli. 

In Francia ho avuto a che far con l’Università, con il Pôle emploi (che si occupa dell’assistenza e della ricerca di lavoro), con la Sanità e con le l’Ufficio delle Entrate. Ho sempre avuto risposte o in giornata o nel giro di pochi giorni. E ho sempre risolto i miei problemi.

La Francia ha tanta, molta burocrazia. Fogli su fogli, giri negli uffici pubblici… Telefonate, richieste, chiarimenti, errori e soluzioni. Ma non dico “troppa” perché una volta che entri nel sistema, che ti hanno “schedato” e che tutti i tuoi dati sono chiari, beh, funziona. Sei tutelato. E schedato. Gli amici che in Italia, ad esempio, hanno avuto a che fare con l’Inps, mi raccontano di documenti richiesti, spesso inutili, che vengono persi. Di soldi che non arrivano, di ritardi, di informazioni perse.

Altro esempio: i rimborsi medici, quindi i farmaci o le visite. Come funziona in Italia? Ti devi tenere per un anno gli scontrini delle farmacie. E questo nonostante presenti il codice fiscale quando le compri (è un dato che permetterebbe a due ministeri di interfacciarsi, ed evitare burocrazia, appunto). In Francia la tessera sanitaria – che qui si chiama Carte Vitale – ha un chip. Questa tessera la presenti in farmacia, se hai un medicinale prescritto, oppure dal medico, dopo una visita. O anche se devi fare gli esami del sangue.

Paghi dopo la prestazione e ogni dottore, ambulatorio o farmacia è dotato di un terminale nel quale inserire la Carte Vitale. Nel giro di 20 giorni il rimborso relativo alla prestazione ti viene accreditato sul conto corrente.

Basterebbe copiare. Si evaderebbero meno le tasse, si avrebbero meno problemi.

E potremmo tutti, con grande sollievo, smettere di tenere gli scontrini.

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