Android al volante

Un’evoluzione di Google Earth, l’impressionante mappatura realizzata dal colosso dei motori di ricerca, è stata l’introduzione di un filtro per censurare dalle foto che compongono le mappe del pianeta i volti dei passanti e le targhe delle automobili. Non si voleva far sapere che quella persona, o quell’auto, fossero presenti in un dato luogo a una data ora: sarebbe stata una violazione della privacy. Ma Google non ha perso interesse nei vostri spostamenti – né nella vostra automobile.

Su Wired del 6 gennaio, Damon Lavring ha presentato la Open Automotive Alliance (OAA), l’accordo che Google sta stringendo con le maggiori case automobilistiche (Audi, GM, Ford, Honda, Hyundai) e col produttore di hardware Nvidia per produrre entro l’anno le prime auto accessoriate con Android, il sistema operativo che domina i dispositivi touch screen non-Apple.

Nulla di nuovo, in realtà: Microsoft è entrata nel business per prima con Windows Embedded, mentre Apple lo ha fatto nel 2012 con Siri Eyes Free e iOS for the Car, ma prima dell’accordo OAA lo scenario era, come ha scritto Doug Newcomb su PcMag del 9 gennaio, un Far West. Gm, Honda e Hyundai ci avevano già provato da sole con Car Connectivity Consortium, mentre Bmw si era accordata con le compagnie software e hardware Intel e Harman per attrezzare le auto con sistema operativo Linux, ma a tutti è mancato “il colpaccio” per affermarsi come standard. Ora Google, radunati i più grandi attori del mercato, avrebbe le carte in regola per imporre il suo Android.

Sul Washington Post del 10 gennaio, Cecilia Kang e Michael Fletcher hanno approfondito le implicazioni di questa svolta. Dalle rilevazioni sui consumatori fatte da Audi, infatti, pare che una delle dotazioni più ricercate dagli acquirenti d’auto d’oggi sia la connettività al web. Ma, ammette Audi, con l’accordo OAA la grande mole di dati generati dagli automobilisti (destinazioni preferite per lo shopping, stili di guida, ciò che si ascolta in macchina…) non verrà immagazzinata nel veicolo, né negli uffici del costruttore: passeranno direttamente ai server Google.

Secondo gli esperti di privacy, le varie legislazioni mondiali non sono ancora attrezzate a governare la mole di dati che verrà generata dalle smart car. Molte auto sono già dotate di scatole nere, ma l’accesso a questi dati è rigidamente regolato; le future auto Android, invece, saranno in costante comunicazione con i server Google, rifornendoli continuamente di dati sensibili. Al di là degli usi commerciali, ciò potrebbe anche consentire, oltre alle rilevazioni di mercato su dove si va a fare la spesa, alle compagnie d’assicurazioni di informarsi direttamente da Google sul comportamento alla guida degli assicurati. A tutto ciò acconsentiremo, al solito, saltando a piè pari la lettura del contratto d’utilizzo informatico e cliccando su “I agree”.

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