Le multe non servono

In un recente studio della Stanford University, a un gruppo di bambini è stato chiesto di dedicare un po’ di tempo libero a un disegno: ad alcuni è stato promesso in cambio un fiocco rosso e una stella dorata, ad altri è stato chiesto solo un bel disegno. Risultato, i bambini cui è stato prospettato il premio hanno trascorso molto meno tempo degli altri sul disegno (quasi la metà del tempo libero: il 9% contro il 17%). Perché?

Ne ha parlato nel suo blog sul Guardian Patrick Fagan, studioso di scienza del comportamento, che da qui ha preso le mosse per discutere del probabile insuccesso delle multe che alcune scuole inglesi stanno introducendo per arginare il problema dei ritardi. Fagan cita un precedente illustrato dal filosofo politico Michael Sandel nel libro Quello che i soldi non possono comprare. I limiti morali del mercato (Feltrinelli 2013. Leggi una recensione dal Sole24Ore): in quel nido d’infanzia israeliano che aveva deciso di sanzionare i genitori che andavano a prendere i figli in ritardo, il sistema delle multe ha fatto aumentare i ritardi. I genitori si limitavano a pagare senza correggere il proprio comportamento.

Per Fagan, quello dell’insuccesso delle multe è un caso di “motivazione estrinseca” debole: pagare una multa non è poi un gran dramma. Molto più forte, invece, sarebbe la motivazione intrinseca, ovvero quel bisogno di conformarsi alla norma sociale della puntualità per non essere etichettati come ritardatari dagli altri. Come per i bambini del disegno, la motivazione intrinseca promette risultati meno tangibili, ma più determinanti di quelli estrinseci.

Il ragionamento vale anche in altri ambiti: anche sanzionare chi abbandona i propri rifiuti per strada non fa diminuire il fenomeno. Uno studio del dipartimento di Psicologia dell’Arizona State University ha rilevato che, piuttosto che per evitare una multa, le persone abbandonano meno rifiuti se si trovano in un ambiente pulito (14%), mentre lo fanno di più in un ambiente già deturpato (32%).

Ci sono studi simili anche in ambito lavorativo. Tra i tanti saggi in merito (qui una bibliografia), una ricerca del 2012 dell’Università dell’Indiana ha dimostrato che l’impegno profuso sul lavoro è tre volte più collegato a una buona motivazione intrinseca che non a una estrinseca: molto più del salario, dunque, influiscono sulla performance lavorativa la fiducia nei propri dirigenti e la chiarezza degli obiettivi. Non solo: una motivazione estrinseca troppo alta può persino ridurre in modo consistente l’impatto benefico di quella intrinseca. Quando i risultati estrinseci sono tangibili e prevedibili, infatti, la motivazione intrinseca si riduce di un terzo.

In conclusione, sostiene Fagan, invece che con multe, le scuole dovrebbero sanzionare studenti (e genitori) con lettere in cui si dice: “l’85% dei genitori è puntuale!”. Avrebbero molto più successo.

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