Il ritorno sefardita

Ha avuto molto risalto sui giornali israeliani (Haaretz, Jerusalem Post) la notizia dell’avvio in Spagna del processo legislativo per consentire agli ebrei sefarditi la possibilità di ottenere la cittadinanza spagnola (senza rinunciare ad altra nazionalità).

Secondo la proposta di legge emanato la scorsa settimana -che dovrà ora affrontare tre passaggi parlamentari- potrà ottenere la cittadinanza spagnola chi ha un cognome sefardita, chi parla judezmo (lingua derivata da ebraico e spagnolo) e chi potrà produrre un certificato di discendenza sefardita prodotto dalla Federazione delle Comunità Ebraiche Spagnole o da altre autorità religiosa riconosciute. Saranno inclusi anche i “marrani”, cioè gli ebrei che nel 1492 si convertirono al cristianesimo.

Per Ruiz-Gallardon, Ministro della Giustizia spagnolo, la misura è un atto doveroso per porre rimedio al Decreto di Alhambra emanato nel 1492 dalla Regina Isabella e da Re Ferdinando II, che impose la conversione o l’esilio a ebrei e musulmani. A detta del Ministro la Spagna cerca così di appianare l’antico debito con una comunità che ha contribuito a diffondere la cultura e la lingua iberiche: i sefarditi espulsi si riversarono soprattutto in Italia, nei Balcani e nei Paesi del Maghreb. Gli ebrei presenti in Spagna all’epoca erano 300.000; oggi la misura potrebbe riguardare 3,5 milioni di persone.

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