“Per il bene dei ragazzi” – Un appunto di Francesco Ciafaloni

Un appunto di Francesco Ciafaloni sullo stato di salute della scuola e sul dibattito in corso, non solo in Italia, attorno alla valutazione di scuole e insegnanti*

“Il fi­ne ul­ti­mo del­la va­lu­ta­zio­ne del­la scuo­la è na­tu­ral­men­te il mi­glio­ra­men­to de­gli stu­den­ti”, af­fer­ma il ti­to­lo di uno dei ca­pi­to­let­ti del re­cen­te (19 feb­bra­io) Rap­por­to del­la Fon­da­zio­ne Agnel­li sul­la va­lu­ta­zio­ne nel­la scuo­la ita­lia­na. “Ra­di­cal: Fighting to Put the Stu­den­ts Fir­st”, di­chia­ra il ti­to­lo di un di­scus­so li­bro di Mi­chel­le Rhee (de­mo­cra­ti­ca, in aspra po­le­mi­ca con la più im­por­tan­te sto­ri­ca del­l’i­stru­zio­ne ne­gli Sta­ti Uni­ti, Dia­ne Ra­vit­ch, an­ch’es­sa de­mo­cra­ti­ca e at­ten­ta agli stu­den­ti) in di­fe­sa del­la va­lu­ta­zio­ne ester­na dei pro­fes­so­ri e dei te­st nel­le scuo­le. è im­pos­si­bi­le che le op­po­ste pra­ti­che so­ste­nu­te dal­le va­rie par­ti sia­no tut­te nel­l’in­te­res­se de­gli stu­den­ti. è ne­ces­sa­rio che tut­ti -ge­ni­to­ri, stu­den­ti, sem­pli­ci cit­ta­di­ni- pro­via­mo a di­stin­gue­re, a ve­de­re co­sa dav­ve­ro può ser­vi­re, tra le mol­te pro­po­ste e pra­ti­che in at­to, a fa­re de­gli stu­den­ti ita­lia­ni cit­ta­di­ni mi­glio­ri e più com­pe­ten­ti. Il pun­to fer­mo da cui par­ti­re mi sem­bra sia che la scuo­la ita­lia­na è in de­cli­no, in gra­ve cri­si in al­cu­ne sue par­ti e re­gio­ni, con ec­ce­zio­ni lo­ca­li o set­to­ria­li; che è sta­ta cu­ra­ta da trop­pi me­di­ci, cia­scu­no dei qua­li ha igno­ra­to le cu­re del me­di­co pre­ce­den­te; che non si pos­so­no mas­sa­cra­re co­sì i bam­bi­ni e i ra­gaz­zi, in par­ti­co­la­re i fi­gli de­gli im­mi­gra­ti e i po­ve­ri, i cui ge­ni­to­ri non so­no in gra­do di or­ga­niz­zar­gli la vi­ta, e che han­no di­rit­to an­che lo­ro di rag­giun­ge­re i gra­di più al­ti del­l’i­stru­zio­ne se so­no “ca­pa­ci e me­ri­te­vo­li”, co­me di­ce la Co­sti­tu­zio­ne, ma fi­ni­sco­no, più spes­so de­gli al­tri, fuo­ri, o in set­to­ri po­co ef­fi­cien­ti o truf­fal­di­ni.
Il Rap­por­to è me­no po­le­mi­co, più dia­lo­gan­te del li­bro del­la Rhee e del­la pro­po­sta “Un si­ste­ma di mi­su­ra­zio­ne de­gli ap­pren­di­men­ti per la va­lu­ta­zio­ne del­le scuo­le: fi­na­li­tà e aspet­ti me­to­do­lo­gi­ci” di Da­nie­le Chec­chi, An­drea Ichi­no e Gior­gio Vit­ta­di­ni, re­pe­ri­bi­le in re­te. Ten­ta un qua­dro di ciò che si mi­su­ra o si può mi­su­ra­re per ca­pi­re co­sa non fun­zio­na nel­la scuo­la ita­lia­na, in tut­te le sue com­po­nen­ti: stu­den­ti e in­se­gnan­ti, scuo­le (e di­ri­gen­ti), si­ste­ma sco­la­sti­co nel suo com­ples­so. Elen­ca i mo­di del­la mi­su­ra (esa­mi at­ten­di­bi­li, te­st, ispet­to­ri); trac­cia un as­sai som­ma­rio qua­dro del­la si­tua­zio­ne in Eu­ro­pa e del­la sto­ria dei te­st di me­ri­to in Ita­lia, dei con­cet­ti usa­ti (“Va­lo­re Ag­giun­to”, per esem­pio, per te­ner con­to dei di­ver­si pun­ti di par­ten­za), dei te­st rea­liz­za­ti ogni an­no e na­zio­nal­men­te (co­me l’In­val­si) o pe­rio­di­ca­men­te e in­ter­na­zio­nal­men­te (co­me il Pi­sa). Nei con­fron­ti de­gli in­se­gnan­ti è aper­to o, per lo me­no, di­plo­ma­ti­co. So­stie­ne che sen­za la lo­ro col­la­bo­ra­zio­ne, la lo­ro con­di­vi­sio­ne, non si può fa­re nul­la per­ché so­no lo­ro a in­se­gna­re; e so­lo lo­ro pos­so­no evi­ta­re di stu­dia­re per i te­st o ba­ra­re nei te­st co­me è cla­mo­ro­sa­men­te av­ve­nu­to ne­gli Sta­ti Uni­ti -nel­le scuo­le peg­gio­ri, na­tu­ral­men­te, che so­no pro­prio quel­le per mi­glio­ra­re le qua­li si fa il te­st. So­lo lo­ro pos­so­no im­pa­ra­re a usa­re il te­st, o l’i­spe­zio­ne, co­me un mo­do per aiu­tar­si a guar­da­re il pro­prio la­vo­ro dal­l’e­ster­no, cri­ti­ca­men­te.

 

*Appunto pubblicato nel n. 210 di Una città. E’ possibile leggere l’intero testo sul sito della rivista, a questo indirizzo: http://unacitta.it/newsite/articolo.asp?id=914

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