Il galeotto Giovanni – Lettera ostativa da Catanzaro

Giovanni Farina, ergastolano ostativo, cioè senza alcuna speranza di uscire, mai, ci racconta la storia di Giovanni De Luca, galeotto e soldato valoroso*.

Mi chiamo Farina Giovanni, sono un ergastolano “ostativo” attualmente nell’Istituto di Pena di Catanzaro. Mi trovo in detenzione dal 1975.

Non è vero che in Italia tutti gli uomini sono trattati con uguaglianza, come dice la Costituzione. Ci sono persone di serie A e ci sono persone di serie B, anche per la giustizia, che dovrebbe essere uguale per tutti.
Quando ero ragazzo mio padre aveva un aiuto pastore che lo aiutava a custodire gli animali che avevamo nell’ovile. Si chiamava Giovanni De Luca, era originario della Calabria, del crotonese. Negli anni che passò a casa mia vengo a sapere qualche cosa della sua vita: era stato in galera e l’avevano condannato all’ergastolo per un omicidio del quale si è sempre dichiarato innocente. Mentre stava scontando la condanna a vita in galera, scoppia la Seconda guerra mondiale. Lo Stato italiano divulga nelle prigioni una circolare con la promessa che chi dei prigionieri fosse andato in guerra volontario, e fosse sopravvissuto, avrebbe avuto la grazia sulla pena che stava scontando, qualsiasi fosse la condanna. Giovanni De Luca andò in guerra a combattere in prima linea dove spedivano i galeotti, fu ferito più volte, per il suo eroismo più volte lo volevano decorare con medaglia al valore, ma non gli fu data perché era un galeotto. Rischiò di morire più volte, tornò con le gambe piene di schegge di granate che gli davano dei dolori tremendi, ma vinse la sua battaglia: tornò dalla guerra vivo. Finita la guerra lo rimisero in prigione, in attesa che gli fosse data la grazia promessa. Ma le promesse fatte da uno Stato nei confronti di chi è disagiato non sono mai chiare… Per ricevere la grazia, a Giovanni, dopo che aveva rischiato la vita in una guerra che non gli apparteneva, lo Stato italiano chiedeva che ci fosse un familiare che si prendesse la responsabilità delle sue azioni una volta fuori dal carcere. Giovanni non aveva più una famiglia, era stato abbandonato da anni alla sua sorte, doveva quindi restare in galera, dopo aver sofferto le atrocità della guerra.
Un giorno mio padre si vede recapitare dal postino una lettera scritta da un corregionale che era in carcere con Giovanni: lo pregava di aiutare Giovanni a uscire di galera, gli diceva che era una persona molto sofferente, sfortunata, ma con un grandissimo cuore, che meritava di essere aiutato (…)

*Pubblicato nel n. 211. Continua a leggere dal nostro sito:
http://unacitta.it/newsite/articolo.asp?id=927

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...