Consegna a domicilio

Evan Cox, per mantenersi agli studi, consegnava pizze. Un anno e mezzo fa, quando era ormai a corto di soldi, gli è venuta un’idea: lo Stato di Washington stava legalizzando la vendita di marijuana, ma Evan sapeva che ci sarebbe voluto un bel po’ prima che venissero aperti dei negozi. Ecco allora l’idea: consegnare la marjiuana a domicilio!
Detto fatto, ha aperto una ditta sua, Winterlife, che offre questo servizio. Tra l’altro, consegnare marijuana è più facile che consegnare la pizza: “non c’è bisogno che il prodotto sia caldo e quindi non c’è bisogno di tornare ogni volta alla base”.
Oggi Winterlife fattura un milione di dollari al mese e impiega 50 persone.
Evan Cox opera sul filo della legge: la marijuana infatti si può comprare, ma non è chiaro che sia legale consegnarla. Certo vien da pensare che lo Stato di Washington non ha molto interesse ad approfondire la questione: ad aprile, la Winterlife ha pagato 167.000 dollari di tasse. In contanti perché non può aprire un conto corrente.
Mark Kleiman, dell’Universitò della California, è dell’idea che gli Stati dovrebbero favorire i servizi di consegna a domicilio al posto dei negozi che spesso sono motivo di degrado del quartiere, sono soggetti a furti e attraggono i cosiddetti “shoulder-tapping”, cioè i ragazzini che chiedono agli adulti di fare acquisti per loro. Oltretutto le vetrine sono sempre un’attrattiva, anche per chi vuole smettere, e quindi…
(nytimes.com)

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