“Israele ai palestinesi: arrendetevi, partite o…” Un intervento di Jeff Halper (Icahd)

Per uno stato democratico in Israele/Palestina. Intervento di Jeff Halper*
L’iniziativa Kerry potrà anche non essersi conclusa in grande stile, ma il suo impatto sul conflitto israelo-palestinese è stato comunque significativo e fondamentale. Un processo politico forse futile ma la cui fine ha causato il crollo dello status quo che abbiamo conosciuto negli ultimi 47 anni mettendo in moto una serie di eventi che ci pongono di fronte a due alternative estreme su Israele e Palestina: la segregazione permanente di un intero popolo o la comparsa di un singolo stato democratico.

Le reazioni palesemente sproporzionate al rapimento e all’uccisione dei tre ragazzi israeliani e i raid aerei che, mentre scrivo, radono al suolo Gaza, sono stati definiti da Israele operazioni militari: l’operazione “Guardiani dei nostri fratelli” e l’operazione “Margine protettivo”. Nessuna delle due aveva niente a che fare con le cause scatenanti, la ricerca dei ragazzi o il lancio di missili da Gaza. Alcune città palestinesi che apparentemente godevano di status extraterritoriale sono state invase durante l’operazione “Guardiani dei nostri fratelli”. Più di 2.000 case sono state saccheggiate e circa 700 persone arrestate. Nessuno conosce la portata della devastazione di Gaza; 1.100 attacchi aerei fino ad oggi; bombardamenti assordanti e senza sosta, artiglieria dalla terra e dal mare, che ha prodotto una tortura collettiva; il ministro degli esteri israeliano che chiede la chiusura di elettricità e acqua e minaccia di distruggere totalmente le infrastrutture di Gaza; la prospettiva di quasi due milioni di persone imprigionate, ridotte alla mera sopravvivenza. È chiaro che le operazioni militari avevano un obiettivo, che sarebbero state avviate in ogni caso e che erano solo in attesa di un pretesto. Dovevano avverarsi per riempire il vuoto lasciato da Kerry. La “chiusura” era necessaria, ed era chiaro che l’Autorità palestinese, che aveva diversi mesi di tempo per prendere un’iniziativa e rafforzare così la posizione dei palestinesi, non l’avrebbe messa in atto, nonostante Martin Indyk, il capo dei negoziati americani e ex leader dell’Aipac, abbia fatto ricadere la responsabilità del fallimento della trattativa unicamente su Israele.
La fine dell’iniziativa Kerry ha segnato il culmine di una campagna decennale, sistematica e deliberata, volta a eliminare la soluzione dei due stati. Sin dall’inizio, nel 1967, i governi israeliani hanno negato ufficialmente l’esistenza dell’occupazione affermando che, dato che i palestinesi non hanno mai avuto un loro stato, non hanno alcun diritto di nazionalità su quel territorio. Il Partito Laburista negò l’applicabilità della quarta convenzione di Ginevra, la quale protegge le popolazioni civili vittime di atti ostili che non hanno possibilità di difendersi, formulata specificamente con l’intento di fornire la protezione negata agli ebrei durante l’Olocausto. Il Partito avviò un progetto di creazione di insediamenti, il cui numero è ora salito a duecento, che viola palesemente il diritto internazionale, che proibisce alla potenza occupante di trasferire la sua popolazione civile nel territorio occupato.
In realtà, nell’eliminazione della soluzione dei due stati, il Partito laburista (il “Sionismo Socialista”) ha più colpe del Likud di Begin, di Sharon e di Netanyahu.
*Jeff Halper
Titolo originale “Israel’s message to the Palestinians: Submit, leave or die”
(traduzione a cura di Sarah Baldiserra)
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