Guerra? Quale guerra?

“C’è stato un periodo, quest’estate, tra la gravidanza della cantante del momento e il suo matrimonio, in cui c’è stata una guerra. È finita, ed è già stata dimenticata”. Comincia così l’editoriale di Gideon Levy pubblicato su Haaretz il 18 settembre.

Secondo il giornalista israeliano, colpisce la rapidità con cui nel suo Paese il tran tran quotidiano ha cancellato in meno di un mese dalla fine delle ostilità (26 agosto) l’immensa emozione causata da Margine Protettivo.

A dimenticare non è stato solo Israele. “A parte il Ministro degli esteri norvegese, nessun altro esponente dei governi del mondo si è degnato di andare a visitare Gaza per rendersi conto dell’entità del disastro”.

“C’è gente, però, che non può dimenticare -prosegue Levy- e sono i 1.500 bambini resi orfani, i 1.000 resi invalidi, i 3.000 feriti, i 110.000 che ancora affollano i campi dell’Onu”. E, ancora, i 18.000 che non hanno più casa, i 450.000 che non hanno più accesso all’acqua, i 360.000 che soffrono di sindrome da stress post-traumatico. L’amara conclusione di Levy guarda all’immediato futuro. “Che ne sarà delle persone senza casa, quando arriverà l’inverno?”.

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