Editoriale del n. 215, settembre 2014

“Da costituzionalista ho sempre pensato il Diritto come violenza domata, e la Costituzione come regola e limite al potere”: a parlare, in apertura, per “cosa succede”, è Andrea Pugiotto, da tempo impegnato affinché la pena irrimediabile dell’ergastolo, e in particolare quello ostativo, quello cioè che condanna a morire in carcere, sia riconosciuta illegittima.Per “rivoluzione concreta” (testatina “rubata” a “Lo Stato Moderno”), riprendendo anche alcune delle questioni sollevate da Bin e Urbinati nell’ultimo numero, abbiamo intervistato Stefano Piperno sul decentramento che è innanzitutto una scelta politica; non si decentra insomma né per risparmiare, né per essere più efficienti, ma per avvicinare i cittadini alle scelte e quindi responsabilizzarli. Il problema è che non sappiamo gestire le differenze, inevitabili in un processo di decentramento, e così, nei momenti di crisi, la tentazione di accentrare ancor più sembra l’unica risposta possibile.


“La domanda” riguarda il merito: cos’è? Come si misura? Quant’è giusto premiarlo? Ora, premesso che il gran parlare di merito a sinistra fa un po’ specie, perché compito primo della sinistra è combattere la sfortuna, indubbiamente se si vogliono ottenere risultati bisogna impegnarsi, lottare, essere intelligenti, eccetera eccetera. In queste settimane si è tornati a parlare di merito degli insegnanti. Abbiamo intervistato Norberto Bottani e Andrea Ichino. Il primo ci ha spiegato che un po’ in tutta Europa, esclusa la Gran Bretagna, la valutazione degli insegnanti è materia esplosiva che quindi si maneggia con grande cautela, mentre negli Stati Uniti si valuta moltissimo e i risultati vengono resi pubblici; in Gran Bretagna ci sono le ispezioni, che sono molto costose, ma apparentemente funzionano, e quando una scuola va male viene gemellata con una che va molto bene, affinché si aiutino; Andrea Ichino ci ha parlato dei limiti di una riforma che parte assumendo in modo indiscriminato 150.000 precari, ma anche della proposta, a partire da una sperimentazione già fatta, di valutare gli insegnanti in base alla “reputazione” di cui godono presso studenti, genitori e colleghi.”La mia doccia s’affaccia sulla collina da cui scendevano gli assassini. Alle volte quando vado al bagno la mattina presto, guardo fuori e mi dico: ‘Non ci sono assassini che scendono’. Anche se sono passati vent’anni è il mio primo pensiero. Quando però ci sono dei lavori comunitari può capitare di imbattersi in un assassino uscito di prigione e succede che si parla… ovviamente non si parla del genocidio, si parla di altre cose. Si è creata la possibilità di dirsi  ‘buongiorno’. Oggi siamo impegnati insieme per il bene del paese. C’è tanto da fare, le strade, i ponti, e li stiamo facendo insieme… Nel lavoro collettivo stiamo scoprendo che si può vivere insieme. Era una cosa che non mi aspettavo”. A vent’anni dal genocidio, abbiamo intervistato Yolande Mukagasana che all’epoca perse i figli e il marito.

Per “ricordarsi”, e nell’anniversario dello scoppio della Prima guerra mondiale, pubblichiamo le foto dei caduti ebrei. La ricompensa che la patria riservò a loro la conosciamo. Le abbiamo prese da un libro introvabile in cui li si ricorda nome per nome e con loro anche i decorati al merito. Nel sito della biblioteca Gino Bianco il volume è consultabile per intero.

Per “riletture” pubblichiamo un articolo di Ernesto Rossi apparso sul Mondo che polemizza con Piero Calamandrei che aveva difeso l’operato del sindaco di Firenze La Pira in favore degli operai del Pignone a rischio di licenziamento; pur disgustati dalla demagogia e dalla evidente strumentalità con cui in Italia, nel disprezzo totale della “dottrina” democratica, si improvvisano leggi legate a temi di fondo della democrazia, non c’è dubbio che il tema della “libertà di licenziare” in una repubblica “fondata sul lavoro” sia un tema fondamentale per una democrazia che non voglia rimuovere il problema dei diritti sociali e per una sinistra che non voglia essere solo protezionista e paternalista scambiando tutele per diritti e che continui a credere, come un tempo, innanzitutto nella possibilità dell’autonomia delle persone; tenere insieme liberalismo e socialismo, libertà e giustizia, siam sempre lì. (Nb.: non uguaglianza, ma “giustizia”, come predicava il saggio Proudhon). Ovviamente non siamo certo noi ad aver risposte. Chiederemo.

Tantissimi auguri ai giovani di Hong Kong, cui dedichiamo la copertina.

Qui il sommario
http://unacitta.it/newsite/sommari.asp?anno=2014&numero=215

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