Cellulari, masse e disastri

Il cellulare può rivelarsi uno strumento prezioso in occasione di un disastro, e per vari motivi: sicuramente per l’uso che ne può fare il possessore (chiamare i propri cari, le forze di polizia, i mezzi di soccorso, al limite anche usare l’applicazione-torcia), ma anche, ci spiega l’Economist, per i dati che si possono ricavare dal monitoraggio del traffico telefonico di una segmento di popolazione. Ma cosa comporta questo utilizzo? Se ne parla in questi giorni con riferimento all’epidemia di Ebola. 

Una delle priorità di chi lotta per contenere l’emergenza Ebola è verificare gli spostamenti delle persone che ne sono affette per monitorare le possibilità di contagio. Poiché ogni cellulare è a tutti gli effetti un segnalatore di posizione (i fanatici della cronaca nera lo sanno bene), seguire gli spostamenti delle persone che hanno contratto il virus potrebbe essere molto semplice, se queste portano con sé il proprio cellulare. Il dato in questione è il “Call-data record” (Cdr), ovvero i registri dei dati di chiamata. L’accesso ai Cdr, però, presenta dei problemi, e non ci riferiamo solo a quelli etici segnalati dal film “The Dark Knight”, in cui Morgan Freeman cerca di spiegare a Batman quanto sia lesivo della privacy trasformare tutti i cellulari di Gotham City in ripetitori sonar per cercare di scovare il Joker.

The Dark Knight
Morgan Freeman nel film “The Dark Knight” si accinge a violare la privacy degli abitanti di Gotham per scovare il Joker

Se, infatti, non ci sono stati problemi per i ricercatori di varie università a utilizzare dati storici (il Karolinska Institute di Stoccolma con una ricerca sulla diffusione della malaria ad Haiti nel 2010; la Carnagie Mellon University della Pennsylvania e l’Università di Harvard con una ricerca analoga in Kenya nel 2012; il settore ricerca della società di telecomunicazioni Telefonica di Madrid con un’indagine sulla febbre suina in Messico nel 2009), la questione viene sollevata circa l’impiego di dati correnti “in diretta”. Nel corso dell’estate, con l’avanzare dell’emergenza Ebola, si è cercato di porre rimedio alla questione della tutela della privacy richiamando regole ferree già in uso circa l’utilizzo dei dati, ma -imprevisto- è emerso anche il problema, da parte degli operatori telefonici che dovrebbero rilasciare i Cdr, della concorrenza aziendale: gli operatori, infatti, non vedono di buon occhio la divulgazione di dati inerenti il traffico telefonico e gli spostamenti dei propri utenti.

Il problema principale, però, è che l’impiego dei Cdr in un’emergenza in corso è un fatto nuovo e l’Onu stenta a muoversi su di un terreno mai battuto. Lo dimostra il fatto che solo all’ultimo minuto i promotori di questo strumento sono riusciti a prevedere per il summit dell’agenzia Onu International Communication Union, in corso fino al 7 novembre a Busan, in Corea del Sud, un panel sull’argomento.

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