I vignettisti Usa e Charlie Hebdo

In un commento alla strage di Charlie Hebdo apparso sul blog di cartoonist “The Nib”, Ted Rall, vignettista, ha espresso un’interessante riflessione comparativa sullo stato della sua professione negli Stati Uniti.

“Nell’attentato del 7 gennaio -scrive Rall, già presidente della American Editorial Cartoonists Association- sono morti più vignettisti full-time (quattro) di quanti ne lavorino nei quotidiani degli stati di California, Texas e New York messi insieme. Peggio: più di quanti ne lavorino full time in tutti i magazine e nei siti statunitensi messi insieme. Ecco quanto il disegno satirico sta a cuore ai francesi”.

Negli Usa, come altrove, invece, molti lavorano a contratto, da casa, e quando ricevono minacce -come è capitato a Rall dopo alcune vignette-reportage dall’Iraq-, sanno che dovranno “occuparsene” da lì. Se per accedere agli uffici di Charlie i bruti armati di kalashnikov hanno dovuto farsi dare il codice di una porta di sicurezza da una vignettista della redazione, per molti altri che volessero sbarazzarsi di quei disegnatori non incardinati in una redazione lo sforzo sarebbe ben minore. “Non siamo stimati, apprezzati o protetti come altre figure giornalistiche -conclude Rall- ma il nostro lavoro, ci dimostra Charlie, conta”.

Questo senso di insicurezza e solitudine lo intravediamo nel cartoon post-Charlie di Guy Delisle, premiato autore canadese di graphic novel, che vi proponiamo qui.

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