La Spagna e Charlie Hebdo

Un estratto dell’intervento di Javier Santiso, professore di Economia alla Esade Businness School di Barcellona, pubblicato sul sito di El Pais lunedì 12 gennaio.

Come molti spagnoli, i miei arrivarono in Francia per cercare un destino migliore (…). Varcarono la frontiera proprio come i genitori di Ahmed, il poliziotto ucciso davanti alla redazione di Charlie Hebdo. La repubblica francese ha permesso a me e a mio fratello di crescere. Ci ha fatto studiare nelle grandi écoles francesi, Sciences Po e Hec Paris, culla delle élites francesi sin dai tempi di Napoleone, e di lì di andare a Oxford e a Boston. La Francia è veramente la terra delle opportunità, un posto dove meritocrazia ed eccellenza non sono parole vuote, finzioni, favole per signorotti. Alla Corte dei Conti francese non ci sono stuoli di “parenti di”, ma solo i vincitori dei concorsi repubblicani. La Francia, mia seconda patria, è un grande Paese perché ha la capacità unica di accogliere a braccia aperte linfa nuova. Noi spagnoli lo sappiamo bene: oggi il Primo Ministro francese è catalano, nativo di Barcellona. Il sindaco della capitale, Anne Hidalgo, è nata in Andalusia. Molte grandi società francesi hanno uno o più dirigenti spagnoli. Sapevate che la numero uno mondiale del gruppo pubblicitario Havas, Mercedes Erra, è figlia di emigranti catalani, anche lei studente di Hec Paris? E che ai vertici del gruppo c’è un altro spagnolo, Alfonso Rodés? (…) La lista di gruppi con spagnoli ai vertici è lunga: Renault, Airbus, Lacoste, Runghis, Danone, Schneider, Sodexo, Fnac, Suez Environment, Alcatel Lucent, Arcelor Mittal, Kering, Louis Vuitton, Hachette… Pensiamo alle nostre grandi società quotate in borsa. Quanti stranieri credete ci siano, al top? (…) La reazione dei sopravvissuti di Charlie Hebdo deve ispirare tutto il paese, provocare un sussulto vitale di coesione nazionale e sociale. Il periodico satirico, dalla tiratura relativamente modesta -60.000 copie-, dopo gli attentati ha deciso di continuare, e uscirà in milioni di copie. Come se urlassero: “Siamo vivi”. La manifestazione di domenica ha mostrato un Paese in grado di trascendere le proprie divisioni. Un Paese che rispetta tutti, indipendentemente da religione, cultura o paese di provenienza, uno Stato laico, capace di dare opportunità a tanti, merita che si rispettino i suoi valori di libertà di espressione (…).

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