Possiamo dire ai poveri cosa mangiare?

Per San Valentino, i cioccolatini erano in bella vista in tutti i negozi, qualcuno però ha iniziato a chiedersi se era opportuno che i poveri usassero i loro “food stamp”, i buoni alimentari, per prendere dei dolci. In giro per gli Stati Uniti sono state condotte delle interviste e più di qualcuno ha detto che non era opportuno perché i dolci non sono alimenti nutrienti e poi, insomma, quelli sono soldi dei contribuenti, vanno spesi bene. è una storia vecchia: ancora nel 1993 in una lettera all’editore sul Columbus Dispatch, quotidiano dell’Ohio, un lettore si lamentava di aver visto uno usare i buoni per comprarsi due bottiglie di buon vino e una bistecca. Pare sia la “visibilità” di questo tipo di assistenza (quando si è in fila al supermercato si vede che quello davanti paga con i buoni) a rendere la gente convinta di aver voce in capitolo su come quei buoni vanno usati. Se poi si aggiunge la diffusa idea che i poveri sono tali perché non sanno spendere né trovarsi un lavoro che gli sarebbe di che vivere, beh, metterli in qualche modo sotto tutela è un attimo. Ma siamo sicuri che essere poveri debba equivalere a una vita di rinunce? Davvero, conclude Bryce Covert, giornalista di “The Nation”, se la fortuna ci volta la spalle, se perdiamo il lavoro e dobbiamo chiedere aiuto, non potremo più comprare dei cioccolatini?
(The Nation)

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