Editoriale del n. 220 di Una città

La copertina è dedicata ai democratici tunisini e al loro paese da cui arriva un raggio di luce per il mondo intero. No, gli altri non passeranno né lì né altrove: le bambine vorranno andare a scuola, le ragazze vorranno mettere i blue jeans, le giovani non vorranno sottostare al maschio. Questo è certo. Il problema è solo quanto tempo ci vorrà e quanto sangue dovrà scorrere. Dipende anche da noi. Cosa siamo disposti a fare?

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È stato giusto intervenire in Bosnia? E in Iraq? E cosa fare oggi in Siria e Ucraina? Pierre Hassner, che ha dedicato la vita allo studio delle relazioni internazionali, ci parla di un mondo che non è mai stato così complicato, dove accanto agli stati ci sono soggetti nuovi, religiosi, finanziari e ideologici; dove gli stati democratici, davanti alla decisione di intervenire, oltre ai vincoli costituzionali e internazionali, devono anche tener conto di un’opinione pubblica che tra l’altro si stanca facilmente; e dove tuttavia le guerre si continuano a fare per gli stessi motivi dei tempi di Tucidide e della Guerra del Peloponneso, cioè per paura, per interesse e per difendere il proprio onore.
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