Combattenti per la pensione

Nella lotta contro Boko Haram, a quanto risulta da testimonianze dal campo, l’esercito nigeriano deve ringraziare un aiuto esterno: mercenari bianchi, molti dei quali ex paramilitari del Sudafrica dell’Apartheid. Dunque, neanche giovinetti: il Guardian racconta la storia di Leon Lotz, uno di loro, ucciso lo scorso marzo nella nord della Nigeria all’età di 59 anni. Impegnati in Nigeria come consulenti tattici, addestratori, alcuni anche combattenti operativi, molti di loro hanno sbarcato il lunario negli ultimi anni continuando a fare il lavoro del soldato di fortuna nei conflitti africani e in Medio Oriente. Ora che manca poco alla pensione, vanno in Nigeria. Tra gli addetti ai lavori, una fonte del Guardian rivela: “Molti sono ancora razzisti. Sono figli dell’Apartheid che si sentono discriminati dal Sudafrica nero. Ma sono dei professionisti”. Secondo alcuni osservatori surclassano molte altre forze armate nel teatro africano. “I soldati europei -dice il giornalista sudafricano Helmoed Heitman- non sanno combattere al fianco dei neri africani. Loro non si fanno problemi”. Tom Wolmarans, ex poliziotto dell’Apartheid, è ora un esperto di balistica che ha testimoniato anche al processo Pistorius. Dice di conoscere almeno due di questi mercenari: “Se Boko Haram ha le ore contate, è anche merito di bravi soldati come loro. Combattere è ciò che sanno fare, l’età non conta”.

(theguardian.com)

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