Il consenso

Quest’estate è stata lanciata l’app We-Consent, affinché i ragazzi possano documentare il loro mutuo consenso ad avere un rapporto sessuale. Esisteva già Good2Go, poi rimossa dal negozio di Apple per contenuti inappropriati. In pratica i ragazzi dovrebbero registrarsi mentre recitano i loro nomi, il luogo e l’ora in cui danno il loro consenso. Sarà un segno dei tempi, ma l’iniziativa resta aperta a varie obiezioni. Intanto perché nulla vieta che uno dei due cambi idea un secondo dopo aver fatto la registrazione. Poi c’è qualcuno che sostiene che il problema non riguarda i ragazzi, ma la generazione precedente.

C’è infine chi si chiede se ha senso che i campus siano invasi da contratti e “kit” del consenso (perfino a Oxford e Cambridge sono obbligatori i workshop sul consenso); se davvero abbiamo bisogno che qualcuno ci insegni a distinguere un sì da un no. Nosheen Iqbal, l’autrice dell’articolo, a questo proposito fa notare che fino a quando un terzo delle studentesse dei college denunciano episodi di abuso e si moltiplicano i casi in cui le stesse istituzioni coprono casi di stupro, la questione del consenso, del “yes means yes”, non è affatto così scontata. (theguardian.com)

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