L’Isis e il 68

Farhad Khosrokhavar, franco-iraniano che da anni studia i percorsi che portano i giovani verso la scelta del fanatismo e della violenza, in a un’intervista apparsa su telerama.fr, fa un accostamento interessante tra Isis e il 68. Questi giovani, in plateale inversione di tendenza con il Maggio ’68, desiderano perdutamente norme repressive, desiderano dei capi, altro che “è vietayo vietare”, qui il divieto è sacro, tant’è che più Daesh impone divieti più diventa attraente.
Anche Olivier Roy, nel negare che razzismo ed esclusione sociale possano essere gli unici fattori esplicativi della scelta violenta, torna a parlare degli anni Settanta, per dire però che più che di una radicalizzazione dell’islam, siamo di fronte a un’islamizzazione del radicalismo, quindi a qualcosa che ha molto a che fare con una ribellione anche generazionale. L’accostamento con il ’68, se pare lontanissimo quando si parla di libertà, e ancor più se si considera il rapporto uomo-donna, evoca però anche certe analogie: la radicalità, appunto, ma anche il desiderio di comunità, la disponibilità al sacrificio estremo…

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