Note critiche

Con lo scadere dei diritti per la Germania, il “Mein Kampf” è tornato nelle librerie tedesche. L’edizione critica, edita dall’Istituto per la Storia Contemporanea di Monaco-Berlino, è un tomo di 2.000 pagine -contro le 800 dell’originale- con circa 3.500 annotazioni: tanto che Dan Michman, ricercatore capo del museo Yad Vashem in Israele, ha affermato: “Ironia della sorte, ora assomiglia al Talmud…”.

Nonostante ne siano state stampate solo 4.000 copie, e che il prezzo di copertina fosse di circa sessanta euro, ci sono stati già 15.000 pre-ordini.

L’operazione editoriale era programmata da tempo: molti attori della società civile tedesca, inclusi gruppi ebraici, avevano deciso di commissionare un’edizione accademica che bruciasse sul tempo eventuali speculazioni neo-naziste. A questo scopo sono state adottate anche altre misure: la Conferenza federale dei Ministri di Giustizia tedeschi ha annunciato che verrà processato chiunque decidesse di ristampare un’edizione priva di note critiche.

La nuova edizione non ha convinto tutti: tra le associazioni ebraiche si è detta contraria la World Jewish Congress, il cui presidente Ronald Lauder, in un’intervista al Guardian, si è detto preoccupato per come potrebbero reagire i sopravvissuti all’Olocausto. Altri non la pensano così: il presidente del Jewish Council tedesco, Josef Schuster, ha dichiarato che questa pubblicazione può contribuire “a smontare il mito di questo libro e smascherare le ridicole teorie hitleriane”.

thedailybeast.com

 

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