Sul reddito di cittadinanza

Sul numero primaverile di “Dissent”, Alyssa Battistoni dedica un lungo saggio all’Universal basic income (Ubi), il nostro reddito di cittadinanza. L’idea, che non è nuova, piace a molti: al Movement for Black Lives, ad Andy Stern, già presidente di Seiu, il sindacato americano dei lavoratori dei servizi, a Corbyn come ad Hamon. Battistoni fa notare che a promuovere l’Ubi oggi negli Usa sono anche i tecnocapitalisti e che alcuni sperimenti pilota, come quello che partirà in Oklahoma, è promosso da privati. L’Ubi risponderebbe in questo caso a una sorta di “noblesse oblige” dei vincenti della globalizzazione verso i perdenti; se non addirittura, commenta maliziosamente Battistoni, un modo per “evitare la ghigliottina”. Questa versione unilaterale è comunque l’opposto della rivendicazione di chi mette in discussione la legittimità dell’enorme ricchezza accumulata da pochi. L’invito è a essere cauti perché dietro c’è un’ambiguità politica pericolosa. Il sospetto è, per esempio, che a destra l’Ubi sia visto come una sorta di cavallo di troia per far fuori quel che resta del welfare. Nel 1969 anche Nixon fece una proposta analoga, che però non passò. Bregman, giornalista olandese, grande sostenitore dell’Ubi, lo vede come la soluzione a tutti i problemi: grazie a una massiva redistribuzione della ricchezza prodotta dai robot, lavorando tutti meno ci saranno anche indubbi benefici sul traffico, sull’ambiente, sul clima, sulla criminalità, e sulla nostra salute mentale. Cosa vogliamo di più?
Battistoni, per capire da che parte stiamo andando, ci invita a porci due questioni: chi paga? Se infatti il reddito di cittadinanza “cannibalizza” i programmi di welfare, o se lo si finanzia con una tassa “regressiva” (cioè non proporzionale al reddito) come ad esempio l’Iva, non stiamo andando a sinistra. Non a caso qualcuno vede nell’Ubi anche il segno della debolezza della sinistra e del sindacato: è come se avessero rinunciato alla propria missione. La seconda domanda cruciale è: a chi è destinato? A tutti, quindi anche agli immigrati? Anche ai ricchi? Insomma, il problema del reddito di cittadinanza, conclude Battistoni, è che viene presentato come un’idea senza un’ideologia, cosa che decisamente non è. La discussione è aperta.
(dissentmagazine.org)

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