La “Carta dell’islam”

Lo scorso 29 marzo Il Consiglio francese del culto islamico ha adottato una “Carta dell’islam” per aiutare le moschee a lottare contro il radicalismo. Il documento, elaborato dall’Istituto musulmano della Grande Moschea di Parigi, e firmato dal suo rettore Dalil Boubakeur, si prefigge lo scopo di combattere l’“errata interpretazione dell’islam basata su una lettura selettiva del testo, parziale, che conduce all’oscurantismo, a un’ignorante pedanteria, alla misoginia, al fanatismo e al rifiuto dei valori repubblicani”. Sono elencati 25 punti.
“La Francia non è un Paese islamico” si legge nel documento “è un luogo in cui coesistono molte religioni, così come persone atee o agnostiche. In questo contesto, ogni musulmano deve ovviamente rispettare i valori e le leggi della Repubblica francese”. Al punto 15 si ricorda, testualmente: “Ai sensi della legge del 1905, la laicità è un principio di neutralità dello Stato”. Al punto 17, rispetto all’abbigliamento, si enuncia: “il principio generale di abbigliamento pudico”, specificando che non c’è riferimento ad abiti specifici (vedi il velo). “Uomini e donne musulmane semplicemente hanno il dovere di vestirsi decentemente”. Bandite anche punizioni corporali e poligamia. Il versetto conclusivo recita: “La jihad più nobile è l’impegno volto all’autocontrollo, al superamento di sé, per raggiungere le virtù dei migliori tra i musulmani”.
(lepoint.fr)

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