“Una giustizia speciale” – Lettera dalla Francia di Francesca Barca

Lettera pubblicata nel n. 219 di Una città*
Cari amici,
è difficile scrivere da Parigi senza parlare, ancora, di quello che è successo a “Charlie Hebdo”. Nell’immediato l’impatto è stato molto forte, per tutti. Abbiamo vissuto giorni angoscianti: per la paura e per il dispiacere. Ora che è passato un mese sembra tutto così lontano: i mezzi pubblici funzionano, la gente passeggia.
È uno strano inverno soleggiato e mite. La sola differenza sono i militari di Vigipirate, il piano anti-terrorismo; armati e in coppia, li vedi di fronte ai “luoghi sensibili”. Continua a leggere ““Una giustizia speciale” – Lettera dalla Francia di Francesca Barca”

Editoriale del n. 218 di Una città

La copertina è un atto dovuto.
La “visita”, in penultima, è alla tomba di Said Mekbel, giornalista di “Le Matin” assassinato il 3 dicembre 1994, il giorno stesso in cui aveva pubblicato le seguenti parole: “È lui quel ladro che la sera torna a casa camminando rasente i muri; il padre che raccomanda ai figli di non parlare del lavoro che fa; il povero cittadino al palazzo di giustizia in attesa di andare davanti ai giudici… Il vagabondo che non sa più dove trascorrere la notte. […] Quest’uomo che non vuole morire sgozzato, è lui. Il corpo su cui ricuciono una testa tagliata, è lui. È lui che con le mani non sa fare altro che scrivere i suoi piccoli pezzi. Lui che spera contro la speranza, dato che le rose nascono sui mucchi di letame. Lui che è tutto questo e solo questo: un giornalista”.
Said Mekbel era reduce da un giro di conferenze in Europa per raccogliere solidarietà ai democratici e ai civili algerini sotto attacco dei terroristi islamisti. Aveva incontrato il gelo; peggio: il sospetto di essere mandato dai servizi di sicurezza del regime algerino. Era rimasto talmente sconvolto da scegliere consapevolmente di mantenere le sue abitudini quotidiane nel momento in cui tutti i suoi colleghi entravano in semiclandestinità. Fu ucciso nel ristorante in cui pranzava ogni giorno.
L’Europa non aveva capito o non aveva voluto capire.
Avremo capito ora?

Genitori degli assassini

“Noi siamo ‘Charlie’. Ma siamo anche i genitori dei tre assassini” è il titolo di una lettera di alcuni insegnanti francesi, tradotta in italiano da Claudia Vago, che circola in rete.

“Siamo professori di Seine-Saint-Denis. Intellettuali, scienziati, adulti, libertari, abbiamo imparato a fare a meno di Dio e a detestare il potere e il suo godimento perverso. Non abbiamo altro maestro all’infuori del sapere… Quelli di ‘Charlie Hebdo’ ci facevano ridere; condividevamo i loro valori… Noi siamo ‘Charlie’ per questo. Ma proviamo per un attimo a cambiare il punto di vista e a guardarci come ci guardano i nostri studenti: siamo ben vestiti, ben curati, indossiamo scarpe comode, andiamo in vacanza, viviamo in mezzo ai libri, frequentiamo persone cortesi e raffinate, eleganti e colte. Per noi è scontato che ‘La libertà che guida il popolo’ e ‘Candido’ fanno parte del patrimonio dell’umanità… molti abitanti del pianeta non conoscono Voltaire? Che banda di ignoranti… È tempo che entrino nella Storia…”.

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I vignettisti Usa e Charlie Hebdo

In un commento alla strage di Charlie Hebdo apparso sul blog di cartoonist “The Nib”, Ted Rall, vignettista, ha espresso un’interessante riflessione comparativa sullo stato della sua professione negli Stati Uniti.

“Nell’attentato del 7 gennaio -scrive Rall, già presidente della American Editorial Cartoonists Association- sono morti più vignettisti full-time (quattro) di quanti ne lavorino nei quotidiani degli stati di California, Texas e New York messi insieme. Continua a leggere “I vignettisti Usa e Charlie Hebdo”

La Spagna e Charlie Hebdo

Un estratto dell’intervento di Javier Santiso, professore di Economia alla Esade Businness School di Barcellona, pubblicato sul sito di El Pais lunedì 12 gennaio.

Come molti spagnoli, i miei arrivarono in Francia per cercare un destino migliore (…). Varcarono la frontiera proprio come i genitori di Ahmed, il poliziotto ucciso davanti alla redazione di Charlie Hebdo. La repubblica francese ha permesso a me e a mio fratello di crescere. Ci ha fatto studiare nelle grandi écoles francesi, Sciences Po e Hec Paris, culla delle élites francesi sin dai tempi di Napoleone, e di lì di andare a Oxford e a Boston. La Francia è veramente la terra delle opportunità, un posto dove meritocrazia ed eccellenza non sono parole vuote, finzioni, favole per signorotti. Continua a leggere “La Spagna e Charlie Hebdo”