Il Corano e le donne

“La rivuoi indietro viva o vuoi il suo cadavere?”. Così il marito di Jahanara si era rivolto alla madre di lei dieci anni fa. Jahanara quella stessa notte aveva posto fine a quel matrimonio violento abbandonando la casa e i suoi quattro figli. Da allora il marito non le ha più permesso di vederli, nonostante vivano nella stessa città, Jaipur. Non le paga gli alimenti e ha anche rifiutato di darle quei 15 grammi d’oro che i musulmani sono tenuti a dare alle mogli dopo la fine del matrimonio. Continua a leggere “Il Corano e le donne”

Apple in India

Doveva essere sembrata una buona idea, invece si è rivelata una bruttissima gaffe. La Apple aveva proposto al governo indiano di fare una distribuzione in larga scala di iPad, iPhone e iMac di seconda mano. Più precisamente “ricondizionati”, cioè di seconda mano, ma riparati e certificati. Per Apple, sarebbe stata una grande opportunità perché l’India è un paese più che emergente, con un mercato potenziale enorme, dove però la popolazione non può certo permettersi di comprarsi telefonini e tablet che costano settecento euro e più.
Il paese con forse i migliori ingegneri informatici al mondo però non si è entusiasmato all’idea di essere invaso da prodotti tecnologici usati e ha rispedito l’offerta al mittente.
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Daesh è razzista (coi suoi)

Secondo i servizi segreti indiani, Daesh discrimina i suoi stessi combattenti. I musulmani del Sud Est asiatico che si sono dati al Califfato, infatti, vengono alloggiati peggio, pagati peggio, attrezzati peggio, e spesso si affidano loro missioni kamikaze -ma a loro insaputa. È il risultato di un’indagine su 23 indiani unitisi al sedicente Stato Islamico, sei dei quali sono rimasti uccisi.

Non capita solo agli asiatici: anche i musulmani provenienti da paesi africani ricevono un trattamento simile. I non-arabi sono trattati come “carne da cannone”, mandati avanti, mentre gli arabi restano spesso nelle retrovie. Un razzismo istituzionalizzato anche nella pantomima di “stato” che Daesh pretende di imporre nei suoi territori: nelle forze di polizia interne sono ammessi solo tunisini, palestinesi, sauditi, iracheni e siriani.

India Times

 

Sanscrito e informatica

Mattur è un villaggio del Karnataka (India), molto legato alle tradizioni: i suoi 5.000 abitanti scrivono e parlano correntemente in sanscrito, i bimbi studiano i Veda -raccolta di testi sacri, alcuni risalenti al 2000 a.c.- dai dieci anni e si osserva rigidamente la divisione castale. Ma ogni famiglia ha almeno un figlio impiegato come programmatore informatico, spesso all’estero, e per strada si incrociano anziani vestiti tradizionalmente portarsi all’orecchio uno smartphone. Ne ha parlato l’Economic Times.

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Chiedi al sexperto

Cos’è il sesso per gli indiani? Forse un’ossessione, probabilmente un motivo di disorientamento; di certo, un argomento di cui è difficile parlare. Nel mix storico prodotto dal mescolarsi di cultura hindu e puritanesimo vittoriano, a uscire sconfitta sembra essere stata la libertà di parola sul tema. Malavika Vyawahare, corrispondente da New Dehli per il New York Times, ha intervistato uno dei pochi indiani che può parlare pubblicamente di “peni” e “vagine” in un paese dove, secondo uno studio, solo il 20% dei giovani riceve un qualche tipo di educazione sessuale: il novantenne Mahinder Watsa, ginecologo in pensione, tra i primi attivisti progressisti a promuovere campagne per la contraccezione, che da nove anni tiene sul Mumbai Mirror la rubrica “Ask the Sexpert”. Continua a leggere “Chiedi al sexperto”

Il dividendo demografico

Presto l’India avrà un quinto della popolazione mondiale in età da lavoro. Il punto è: cosa se ne farà? L’Economist dedica un lungo articolo alla questione, partendo da una grande impresa indiana, Frontline, a suo modo emblematica dei rischi che corre questo paese. Frontline, fondata a Patna, la capitale del Bihar, ha 86.000 lavoratori a libro paga: quasi tutti senza alcuna qualifica Continua a leggere “Il dividendo demografico”

Bonifici contro la povertà

In India da gennaio partirà un programma straordinario di lotta alla povertà, con una formula inedita. Non più soldi ai capovillaggi da distribuire ai bisognosi, ma semplici bonifici diretti all’interessato. Ne parla Julien Bouissou su “Le monde”. I beneficiari presunti sono 720 milioni di indiani che sono stati dichiarati idonei a ricevere una delle 26 prestazioni sociali previste, dalle borse di studio alle pensioni, ecc. Da questo gennaio i 45 miliardi di euro stanziati per gli aiuti sociali saranno versati direttamente sui conti correnti bancari dei più poveri, così da evitare che finiscano nelle tasche di funzionari e intermediari corrotti. Nel 1985, Rajiv Gandhi, allora primo ministro, aveva stimato che su 100 rupie dispensate dal governo, quasi 85 venivano “deviate”. Continua a leggere “Bonifici contro la povertà”

Ospedali low cost

Nell’ospedale Narayana Hrudayalaya di Bangalore, un intervento al cuore costa 2000 dollari contro i 20.000 degli Stati Uniti. Il merito è del dottor Devi Shetty che, come ci spiega Jyothy Karat, inviato di “Le Monde”, ha applicato il fordismo alle operazioni cardiache. Un metodo che democratizza l’accesso alle cure, grazie a una riduzione dei costi e che potrebbe essere applicato anche altrove. I pazienti arrivano dall’Africa, dal Medio Oriente e dall’Asia meridionale. Il primo colloquio spesso è via Skype. I 14 ospedali del gruppo Narayana Hrudayalaya, presenti in 11 città indiane, hanno un giro d’affari di 250 milioni di euro. Il dottor Shetty, che viene considerato un “santo” da molti suoi pazienti, ha optato per interventi a basso costo, non per compassione per i poveri, ma per uno spiccato senso degli affari. Continua a leggere “Ospedali low cost”