Siria 2011-2017

L’organizzazione Physicians for Human Rights riporta che 782 operatori sanitari sono stati uccisi in Siria da marzo 2011 a settembre 2016. I bombardamenti sono la causa del 55% dei decessi, seguiti da spari (23%), torture (13%) ed esecuzioni (8%). Il governo siriano e le forze alleate sono responsabili del 92% (723) di queste morti. I medici sono stati il gruppo più colpito tra gli operatori sanitari.
Tra il 1 ottobre 2016 e il 28 febbraio 2017 sono stati uccisi altri 32 operatori sanitari.
Il numero totale di operatori sanitari uccisi in questi sei anni di conflitto sono 814.
(thelancet.com)

Mortalità infantile

Buone notizie dall’ultima analisi globale di Lancet sulla mortalità infantile: dal 1990 al 2015 i decessi sotto i 5 anni sono calati del 53% (però l’80% delle morti si verifica ancora in Africa subsahariana e sia). Le cause principali dei 5,9 milioni di bambini morti nel 2015 sono le complicanze delle nascite premature e le polmoniti. (Le scienze)

Obesi

“The Lancet” ha recentemente pubblicato una ricerca condotta su 200 paesi per misurare il trend dell’indice di massa corporea (cioè il rapporto tra il peso e il quadrato dell’altezza). I risultati sono piuttosto preoccupanti.
Nel 2014, nel mondo c’erano circa 266 milioni di uomini e 375 milioni di donne obesi, a fronte dei 34 milioni di uomini e 71 milioni di donne del 1975. Continua a leggere “Obesi”

Curare la vecchiaia

Nel 2020, per la prima volta nella storia, la popolazione mondiale over 60 sorpasserà quella under 5. Se ne è parlato sull’ultimo numero di Lancet. Da quella data in poi sono attesi altri tristi “record”: nel 2025 saranno 300 milioni le persone affette da diabete, mentre -ne avevamo già parlato qui– entro il 2050 il numero delle persone affette da demenza senile triplicherà rispetto al numero attuale, arrivando a 135 milioni. Così, ora un settore della ricerca va muovendosi in una direzione originale: e se, invece delle malattie, affrontassimo direttamente l’invecchiamento? Continua a leggere “Curare la vecchiaia”

L’Uruguay e la Philip Morris

Il gigante del Tabacco, Phillip Morris International, ha chiesto all’Uruguay 25 milioni di dollari di danni. Ne ha parlato recentemente Lancet.
La storia è iniziata nel 2006, quando il presidente Tabaré Vázquez, oncologo, emanò una serie di provvedimenti per scoraggiare il fumo. Ad aver dato fastidio alla multinazionale del tabaccho, pare non sia stato solo la proibizione di fumare nei luoghi pubblici, l’aumento dei prezzi e la proibizione di pubblicità di sigarette nei media, ma soprattutto l’obbligo di tappezzare i pacchetti di sigarette fino all’80% dello spazio con messaggi minacciosi.

Già il “Financial Times” lo scorso anno aveva mostrato l’evoluzione delle politiche antitabacco dell’Uruguay attraverso la quota di allarmi presenti nei pacchetti con un’immagine molto efficace.

Aspettativa di vita

In base a uno studio da poco pubblicato su “Lancet”, che prende in esame gli ultimi quattro decenni (1970-2010) e 187 paesi diversi, risulta che a livello globale, nel 2010 l’aspettativa di vita media di un uomo è aumentata di 11,1 anni (19,7%) da 56,4 anni nel 1970, a 67,5 anni nel 2010. Per le donne, l’aspettativa di vita è aumentata di 12,1 anni (19,8%) nello stesso periodo, da 61,2 anni nel 1970, a 73,3 anni nel 2010. La mortalità dei bambini sotto i 5 anni di età è diminuita di quasi il 60%, da 16,4 a 6,8 milioni di morti. Mentre l’aspettativa di vita in generale è in aumento a livello globale, il divario tra i paesi con l’aspettativa più alta e quelli con l’aspettativa più bassa è rimasto simile dal 1970, intorno ai 32-47 anni.